Acufeni: il diritto negato al silenzio

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Acufeni: il diritto negato al silenzio

del Dr. Lorenzo Notarianni e Dr. Riccardo Marcelli

Nella letteratura, l’arte, la filosofia, la religione, il silenzio riveste un ruolo davvero importante. Il tema è stato trattato da molti poeti e il mistico e scrittore spagnolo, Miguel de Molinos Zuxia (Muniesa, 30 giugno 1628 – Roma, 28 dicembre 1696), considerato il fondatore della corrente mistica religiosa chiamata quietismo, scrisse le seguenti parole:

Tre modi vi sono di silenzio.

Il primo è di parole, il secondo di desideri, e il terzo di pensieri.    Il primo è perfetto, più perfetto è il secondo, e perfettissimo il terzo. Nel primo, di parole, si raggiunge la virtù.

Nel secondo, di desideri, si ottiene la quiete.   Nel terzo, di pensieri, il raccoglimento interiore. Non parlando, non desiderando e non pensando, si arriva al vero silenzio interiore.

In esso Dio parla con l’anima, si comunica.

Le insegna nel suo più intimo la più perfetta e alta sapienza.

Chi è affetto da acufeni, anche riuscendo a “silenziare” le parole come indica Miguel de Molinos, è sottoposto ad una forma “invasiva”, persino “aggressiva” di rumori che non può “silenziare” e non può chiedere cortesemente di andarsene e di cessare. Resta sempre, li come un’ombra, minacciosa e permanente e che alla lunga potrebbe mettere seriamente a rischio quel “raccoglimento interiore”. Tanto è vero questo che anche George Catlin, avvocato americano del ‘700, famoso per i suoi dipinti dei nativi del sudovest degli Stati Uniti, affetto da ipoacusia progressiva ed acufeni scriveva: “Se dovessi solo adattarmi alla sordità, credo che potrei rimanere seduto, in silenzio per il resto della mia vita ed essere felice delle mie attività quotidiane. Ma questa malattia mi accompagna ad un suono nell’orecchio non diverso da quello di un archetto di violino che striscia su una corda, e non ci sono stati una notte e un giorno senza tale suono. Quello che desidero sentire non lo posso sentire e quello che non voglio sentire sono costretto a sentirlo”. I pensieri di Catlin richiamano alla mente con quale “invadenza” gli acufeni possono mettere a rischio la serenità delle persone affette.

In Italia circa otto milioni di persone soffrono di acufeni cronici, più o meno continui, che in molti casi provocano fastidio e interferiscono con la loro qualità di vita. Spesso questi disturbi sono associati a una sordità più o meno pronunciata e talvolta accompagnano iperacusia.

L’acufene a volte, ma non sempre, può rappresentare un sintomo rivelatore di malattie a carico dell’apparato uditivo, ma nella maggior parte dei casi dietro l’acufene non si nasconde alcuna patologia, inoltre come noto nel panorama scientifico, l’acufene non è una malattia, ma un sintomo derivante da un disordine dell’apparato uditivo o dei distretti afferenti.

Nelle forme più lievi spesso l’acufene viene percepito solo nel silenzio: è avvertito la sera, prima di addormentarsi, perché durante il giorno viene mascherato dai rumori ambientali. Tuttavia, anche un acufene di lieve intensità può provocare problemi di sonno. Al contrario, nelle forme più gravi, i disturbi sono talmente intensi da pregiudicare pesantemente la qualità di vita di chi ne è affetto.

Un acufene persistente e continuo provoca di per sé uno stato di disagio ed agitazione; oltre a ciò, vi è una componente soggettiva di fastidio, derivante da come viene emotivamente vissuto il disturbo. Spesso l’acufene viene caricato di significati negativi; molti lo considerano espressione di una grave patologia nascosta, una minaccia di vita o come elemento aggravante di una sordità già esistente. Talvolta si possono sviluppare veri e propri stati fobici per la paura del disturbo e in casi estremi si può arrivare a situazioni invalidanti, con modifiche radicali del sistema di vita.

L’individuo fatica a concentrarsi, a lavorare, diventa ansioso, stressato, spesso depresso, tende a limitare progressivamente le sue attività e ad evitare tutte le situazioni che nella propria esperienza hanno peggiorato il disturbo (ambienti rumorosi, spostamenti, ecc.) entrando così nel  circolo vizioso dell’isolamento che peggiora ulteriormente la percezione dell’acufene stesso.

L’acufene, come detto, infastidisce a volte tremendamente il paziente, rendendo così difficile un “ascolto” corretto, isolando dalla vita comune e dal lavoro, dalla vita sociale, racchiudendo chi ne è affetto in un guscio sempre più avvolgente di solitudine, depressione, estrema suscettibilità psicologica, insofferenza, insonnia invincibile; creando una importante situazione di malessere

È evidente che le persone affette da acufeni, si trovano, sempre più, a vivere situazioni che inevitabilmente vanno a mutare il loro stato di salute, la loro qualità della vita, così creando, come già detto, un malessere, sicuramente fisico, ma soprattutto psichico e sociale, con situazioni di depressione, stress e ripercussioni in particolar modo nell’ambito famigliare, con liti e incomprensioni.

Oggi, all’inizio del terzo millennio, in tutto il mondo, alla luce di nuove conoscenze socioculturali non solo mediche, il concetto di salute si è ampliato coinvolgendo altri aspetti più globali e importanti della vita dell’individuo. Questo nuovo concetto di salute non si riferisce meramente alla sopravvivenza fisica o all’assenza di malattia, ma coinvolge anche gli aspetti psicologici e mentali, le condizioni naturali, ambientali, climatiche e abitative, la vita lavorativa, economica, sociale e culturale; tutto ciò che in qualche modo interagisce in senso positivo o negativo con l’esistenza dell’essere umano.

La stessa Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), si fa portatrice sin dal 1946 della connotazione del concetto di salute quando esprime: “La salute è uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale e non semplicemente l’assenza di malattia e di infermità” e chiede ai governi di adoperarsi responsabilmente, attraverso un programma di educazione alla salute, per la promozione di uno stile di vita consono allo sviluppo di condizioni pratiche in grado di garantire ai cittadini un alto livello di benessere. A questi principi, è importantissimo ricordare, quanto affermato nella “Carta di Ottawa” (documento redatto nel 1986 durante la prima “Conferenza internazionale per la promozione della salute”) e precisamente che: “Grazie ad un buon livello di salute l’individuo e il gruppo devono essere in grado di identificare e sviluppare le proprie aspirazioni, soddisfare i propri bisogni, modificare l’ambiente e di adattarvisi”. Si identifica così nella salute qualcosa che, espandendosi oltre i confini del soggetto che ne gode, diventa un mezzo propulsore di ulteriori positivi interventi, adattamenti e modificazioni nel proprio ambiente.

Allo stesso tempo, quindi, la capacità di adattamento all’ambiente viene considerata un elemento indicatore di un buono stato di salute.

Un indice in grado di segnalare un buono stato di salute o meno, è fornito direttamente dalla stessa Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ed è l’ICF (Classificazione Internazionale del Funzionamento, della Disabilità e della Salute) è uno strumento molto valido che permette di ottenere una classificazione sistematica descrivendo le modificazioni dello stato di salute di una persona e gli stati correlati, intendendo salute nel senso definito dall’OMS.

Questo sistema di classificazione opera attraverso una serie di categorie raggruppate e ordinate secondo il criterio fornito dal modello bio-psicosociale, che guarda alla persona nella sua interezza: non solo dal punto di vista sanitario, ma anche nella consuetudine delle relazioni sociali di tutti i giorni.

Dai documenti citati si comprende, come la salute, sia a livello istituzionale che internazionale, non dipende soltanto dall’assenza di agenti biologici che casualmente provocano la malattia, ma è il risultato di un armonico, naturale e completo sviluppo dell’individuo in ogni aspetto della sua esistenza.

In Italia, possiamo avere un esempio di disposizione legislativa nell’articolo 32 della Costituzione che sancisce la tutela della salute come un fondamentale diritto dell’individuo ed interesse della collettività, accogliendo i principi dell’OMS nella legge n° 833 del 1978. Diritto che si pone alla base di tutti gli altri diritti fondamentali che spettano alle persone, portandosi alla ricerca continua di uno status sociale di completa soddisfazione e felicità dell’individuo.   Interessante notare a tal proposito che nello stesso anno in poi, si siano aperte in Italia altre ipotesi per il miglioramento della salute con nuove figure professionali.

Il ruolo del professionista sanitario, di fronte a situazioni delicate come quella dell’acufene, è fondamentale, deve saper affrontare non solo criticità legate alla sfera prettamente audiologica, ma anche ad un contesto più ampio, l’aspetto mentale e sociale, che la persona vive e sta vivendo, spesso nascosto e poco identificabile. Un modus operandi sicuramente degno di un professionista, che va a mettere in pratica più prospettive, da quella professionale dettata dalla mappa delle competenze, dove troviamo ad esempio: “Progettare programmi di educazione alla salute per un corretto stile di vita”, fino ad arrivare a quanto sottoscrive l’OMS , in materia di salute e benessere dell’individuo.

L’acufene è un disturbo molto complesso, che solamente un professionista con un adeguata formazione, preparazione nonché sensibilità possa ritenersi utile in uno scenario multidisciplinare. L’acufene può essere limitato e contrastato, soltanto se verrà affrontato nella sua complessità dei disagi che reca alla persona, nella sua complessità di cause multifattoriali, dove grazie alla collaborazione fra i diversi specialisti, sarà possibile offrire un approccio terapeutico multidisciplinare, garantendo un maggior beneficio per l’utente, così come ricorda ancora una volta l’OMS nella legge sopra citata, dove oltre a sottolineare la priorità della prevenzione rispetto alla cura della malattia, evidenzia anche un altro aspetto molto importante e cioè che la cura della salute deve avvenire non solo attraverso l’indispensabile opera dei medici, ma anche attraverso l’operato di altre figure professionali. Viene riconosciuta dunque a livello legislativo l’importanza del concorso di una pluralità di figure professionali atte a mantenere la buona salute dell’individuo. Il concetto di salute pubblicato dall’OMS, apparentemente può sembrare banale, semplice e scontato, ma non è così, anzi risulta molto impegnativo.

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